• Forme

    • Forme è una piccola frazione, circa 500 abitanti, di Massa d’Albe (AQ).

      Forme è situato alle pendici del Monte Velino, a 1020 metri s.l.m. e non è molto distante (circa 8 km) dalla città di Avezzano.

      Questo paesino d’estate attrae molte persone, soprattutto persone anziane che vengono da grandi città come Roma per trovare tranquillità e relax.

      Durante la stagione invernale, invece, diventa una zona di passaggio per coloro che devono recarsi ad Ovindoli per praticare sport invernali (sci, snowboard e kite).


      Storia

      La 1ª citazione storica del piccolo centro di Forme risulta essere nel 1768 quando un manoscritto redatto da Don Giustino De Andreis, parroco di Forme stessa, su commissione del vescovo della Marsica, il quale chiedeva al parroco del piccolo agglomerato presso la Conca del Fucino notizie inerenti Albe, le sue ville e le sue chiese.

      In quell’epoca Forme era una villa dipendente di Albe insieme ai centri limitrofi, oggi ridotti a case sparse o scomparsi, di Massa Sottana o Massa Inferiore, Massa Soprana o Massa Superiore, San Pelino, Antrosano e Castelnuovo.

      Il documento di Don Giustino, oltre che narrare del periodo dei suoi tempi arriva a tempi retrodatati fino al 1000 riguardanti la sua chiesa ed il culto di Forme e dintorni.

      Sulla 4ª pagina del documento viene riportata la notizia su uno scavo organizzata dal Responsabile Provinciale Capredoni presso la collina di Albe sita presso la chiesa di Santa Maria con il quale si tenta di far luce sugli albori della cristianità in loco.

      Secondo il redattore del manoscritto fu San Marco il Galileo, ordinato vescovo da San Pietro che fu incaricato di evangelizzare gli Equicoli dalla città di Alba Fucens a partire dal 46 d.C.

      Di quello stesso periodo risulta la predicazione in loco di San Rufino vescovo e San Cesidio.

      Sempre il De Andreis asserisce di aver letto su un documento liso dei signori Blasetti notizie inerenti di una Collegiata di Albe, inteso come raggruppamento di chiese, di cui faceva parte appunto la chiesa Santa Maria di Albe.

      Tale chiesa risultò essere già attiva negli anni 975-984, periodo in cui si contarono 10 canonici.

      Nel 1575, sempre secondo i controlli del De Andreis, i canonici erano 6, i quali erano obbligati a servire messa nei centri limitrofi suddetti, ma nel 1602, sempre nei dati in possesso del De Andreis, questi centri si staccarono, così si dovette provvedere alla ricerca di un prete officiante messa.

      Tuttavia Castelnuovo e San Pelino risultarono dipendenti dalla Collegiata di Albe per almeno cent’anni.

      I centri si auto-fornirono di catasto traendo così il nome di Università con tanto di stemma.

      Alla separazione dei centri da Albe tentò di opporsi Marcantonio Colonna perché quest’ultima cittadina era fornita di mura e quindi difesa da attacchi.

      Comunque, le ville che intendevano separarsi acquisirono dal camerario di Napoli l’autorizzazione di staccarsi mediante il pagamento di una tassa detta Colletta, tassa simile al focatico in quanto regolata dal numero di fuochi censiti nel censimento adibito all’uopo (Forme ne conto 79, che secondo alcuni calcoli corrispondevano a circa 1500 unità).

      Nelle "Cronache Cassinesi" (libro I capitolo 36 e libro 3º capitolo 39) non Vengono descritti i luoghi Forme, ma, stando al Corsignani, ne vengono nominate le chiese, cioè quella di Sant’Antimo, San Benedetto, San Donato ed infine di San Pietro di Forme.

      Il Corsignani riporta, nello stesso periodo, che il luogo risulta noto per il martirio di tre Cristiani di nome Vittore, Giovanni e Stefano verificato verso il 164 d.C. per ordine di Lucio Aurelio Antonino Vero.

      Secondo altri studiosi il luogo è da ricercarsi tra Luco dei Marsi ed Incile (località presso l’emissario del Fucino.

      Febonio, alla pagina 164 del III libro della sua stessa opera, segnala Forme narrando della improduttività della campagna dei dintorni di Albe. Ciononostante il colle Albe era pieno zeppo di alberi, tra cui di meli, peri e noci.

      Viceversa, nello scritto del De Andreis, viene narrato come luogo di villeggiatura tuttalpiù per i nobili.

      Ancora il De Andreis afferma che già nel 1700 Forme era uno dei centri della zona come si poteva constatare dalla grandezza della sua chiesa, più piccola solamente a quella della collegiata di Albe.

      Ancora nello scritto di De Andreis vengono citate due nuove chiese presso Forme:
      la 1ª, sita in località San Chiumento, ne restavamo all’epoca solo ruderi ed era intitolata a San Clemente;
      la 2ª, sita sulla strada per Castelnuovo.

      Nel 1812 Sant’Anatolia si staccò dal Comune di Massa d’Albe e, verso gli anni sessanta vennero trasferite al comune di Avezzano anche Antrosano e Castelnuovo.

      Del 1881 è la relazione in cui viene descritto lo stemma di Forme constante di 5 monti con, al centro, una croce e, ai lati, due stelle.

      Fino agli inizi del Novecento risultarono possessori di alcuni terreni nei dintorni di Forme i Colonna di Avezzano, tra cui dei pascoli di alta quota nei dintorni di Magnola.

      La montagna di Magnola, dopo la prima guerra mondiale, risulta essere possedimento, invece, di alcuni fattori locali.

      In questa epoca la zona di Forme era interessata per la maggior parte di allevamento che richiamava la quasi totalità degli abitanti maschi che venivano richiamati a questo lavoro sin dalla tenera età, fenomeno che faceva crescere l’analfabetismo della zona dato che la gente andava ad allevare invece che a scuola.

      I lavori degli allevatori erano suddivisi secondo la seguente scala gerarchica:
      i più giovani, con età che variava dagli 11 ai 15 anni, venivano lasciati i lavori meno onerosi, la pulizia delle stalle e delle capanne, l’approvvigionamento idrico e l’apertura delle stalle e degli stazzi.
      i pastori, ragazzi dai 15 ai 20 anni;
      altri ragazzi tra i venti e l’età adulta facevano i caciari (addetti alla produzione dei formaggi);
      gli adulti i fattori (gli addetti alla conduzione dell’azienda).

      Coloro che non avevano nessun possedimento lavoravano per conto terzi, ma vi erano molte persone che avevano moli possedimenti.

      Tra la prima e la seconda guerra mondiale il bestiame, in zona, raggiunse i 15.000 capi, che nel periodo invernale venivano trasferiti nell’agro romano.

      Il trasporto avveniva in treno tramite la stazione di Cappelle dei Marsi.

      Molti anziani, ad oggi, ricordano fiumi di greggi che venivano trasbordati presso la stazione.

      Dopo la seconda guerra mondiale il centro di Forme si spopolò, la gente migrò così verso altre città italiane.

      La poca gente rimasta è interessata oggi perlopiù a lavori agro-zootecnici.

      Ora si contano circa 700 capi di bovini, 400 di equini e 1500 ovini.

      Monumenti e luoghi d’interesse

      1. La chiesa di San Teodoro.
      2. La facciata è in stile barocco, è tripartita. In alto vi è un frontone.

       

      Fonte: WIKIPEDIA

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